Foto | Indigo Film - Spraynews.it
“Il mio film fascista? Se avessi questa paura non farei mai niente“, ha detto Favino
Pierfrancesco Favino ha aperto il Festival del Cinema di Venezia 2023 con il film “Comandante” di cui è protagonista. La pellicola, diretta da Edoardo De Angelis e scritto con Sandro Veronesi, ha scatenato però qualche polemica. Qualcuno ha pensato che il film abbia seguito uno strano tempismo raccontando proprio in questi giorni, in cui si è tornato a parlare di emergenza migranti, la Seconda Guerra Mondiale e la storia di Salvatore Todaro, ufficiale del sommergibile Comandante Cappellini che salvò i nemici in mare. “Il mio film fascista? Se avessi questa paura non farei mai niente“, ha detto Favino. “Penso che nulla di creativo venga dalla paura, le più grandi vittorie le ho segnate quando sono andato contro il timore che qualcuno potesse dire qualche cosa” ha continuato l’attore. “Avrei dovuto aver paura di interpretare un mafioso, un anarchico, ogni volta esiste la possibilità che qualcuno sia insoddisfatto delle mie scelte, ma mettere le mani avanti per prevenire le critiche ti paralizza e ti impedisce di fare scelte rischiose”.
Pierfrancesco Favino, ospite della Mostra del Cinema a Venezia, invita a ignorare questo tipo di lettura politica. “Vengo da una famiglia in cui io e mia sorella ci spostavamo in altre stanze perché i miei genitori ospitavano persone in difficoltà nei nostri letti”, racconta l’attore. “Casa mia è sempre stata accogliente, tanto più che vengo da una famiglia del Sud. Ho sempre pensato che questo fosse un aspetto dell’italianità e lo applico nella mia vita. Ma è chiaro che non sono un politico, il mio mestiere è raccontare storie“.
“L’uomo alla guida di una trireme romana duemila anni fa è lo stesso che comanda un sommergibile nel 1940, in Atlantico, in piena guerra. Quell’uomo si chiama Salvatore ed è forte”, ha commentato il regista Edoardo De Angelis. “Affonda il ferro delle navi nemiche senza paura e senza pietà. Ma il nemico inerme non è più̀ nemico, è solo un altro uomo e allora lo salva. Perché́ l’essere umano davvero forte è quello capace di tendere la mano al debole. Salvatore conosce le leggi eterne che governano il cielo e il mare e sa che sono superiori a qualunque altra legge. Chi salva un solo uomo, salva l’umanità”.
“In mare, siamo tutti alla stessa distanza da Dio, a distanza di un braccio. Quello che ti salva”, così inizia il racconto.
Il film, che arriverà nelle sale cinematografiche il 1 novembre, racconta la Seconda Guerra Mondiale lanciando un messaggio forte e chiaro sulla “legge del mare”. I riflettori sono puntati sulla storia di Salvatore Todaro, un comandante della Marina Militare a capo del sommergibile Cappellini che, insieme alla sua squadra, durante una delle sue missione è costretto ad attaccare una nave belga nemica. Dopo aver risposto agli attacchi dei nemici, la squadra riesce ad affondare la nave, ma Todaro decide che sia giusto mettere in salvo i naufraghi e li aggancia al suo sommergibile, facendo così valere la legge del mare più della legge della guerra. “Qui non siamo in guerra, siamo in mare”.
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